Aurelia Face

87 anni, Piacenza (PC)17/01/1933 - Piacenza (PC)13/03/2020

Cara mamma,

il 29 Febbraio, all’orario di chiusura dell’Istituto che, da qualche anno, ti ospitava, ti ho salutato con la solita scusa: «Mamma, vado a casa a portare fuori Tom, poi torno».

Mentre l’ascensore si chiudeva dietro di me, tu hai sussurrato: «Tanto lo so che non torni».

Purtroppo avevi ragione tu.

Né io, né Anna abbiamo più potuto vederti, né starti vicino, né tenerti la mano per tranquillizzarti.

Non abbiamo potuto risparmiarti la sofferenza, la paura e l’abbandono. Te ne sei andata da sola, il 13 Marzo.

Il pensiero torna al 17 Giugno 2005 quando morì il papà. Allora mi chiesi a quanti anni avrei perso anche te e come te ne saresti andata. Non avrei mai immaginato questo tremendo e doloroso finale straziante.

Avresti meritato di addormentarti serenamente, finalmente, dopo anni di tribolazioni, di malattia e di oblìo dei ricordi.

Eri fragile e minuta come un uccellino, come quelle belle cinciallegre a cui davi da mangiare tutti i giorni, le sentivi cinguettare e correvi alla finestra, ricordi?

Proprio come un uccellino, ti piaceva cantare, adoravi la musica, tutta la musica e ballavi con le braccia, da quando non potevi più farlo in piedi.

Mi ricordo quando Anna ed io eravamo piccole, prendevi il giradischi e, nella nostra cameretta, suonavi i tuoi dischi… Conosco un’infinità di canzoni, grazie a te.

Adoravi anche il cinema, d’altronde eri bella come un’attrice e per questo ti prendevamo in giro ma tu ridevi, stavi allo scherzo, perché eri dotata di un forte senso dell’umorismo – oltre ad essere schietta e sincera e di fine intelligenza nonostante non avessi potuto studiare.

Non voglio descriverti come una donna perfetta e come se tra di noi fosse andato sempre tutto bene. Ci sono stati momenti terribili nella nostra storia familiare che ci hanno negato un’infanzia serena e che ci hanno segnato nel profondo, condizionando le nostre vite; li hai affrontati da sola senza farti abbattere, con generosità e amore.

Sei stata una mamma severa con regole ferree che andavano rispettate, discreta nelle manifestazioni d’affetto.

Da qualche tempo vivevi nel tuo mondo, fatto di ricordi che si sovrapponevano, così come le parole e i volti: improvvisamente diventavo tua sorella, per poi tornare ad essere tua figlia.

Ti chiedo scusa perché non sono stata capace di accudirti, come tu hai fatto con le tue ragazze – come ti piaceva chiamarci.

Quando ho capito che avresti meritato di essere curata amorevolmente ti ho affidato a chi sapeva farlo e a chi lo ha fatto fino all’ultimo giorno. Spero che tu abbia capito che non ti abbiamo abbandonato, seppur non siamo state capaci di accompagnarti in questo viaggio.

Al contrario, so che tu mi accompagnerai per tutto il resto della mia vita.

Riposa finalmente in pace, mamma.

Ti immagino bellissima mentre balli un valzer lento, il tuo ballo preferito, in abito lungo cucito da te, con gli orecchini e la collana di perle, un tocco di rossetto, mentre mi chiedi: «Sono pettinata bene?»

Sì mamma, balla e canta ancora mamma!

Silvia e Annamaria Balzaretti

Lanfranco

Maggio 3, 2020 alle 6:13 pm

Ciao zia
Siete stati tu e lo zio Luigi come un papà è una mamma aggiunti.voi lo sapevate ed io mi sento un po’ il fratello maggiore che Anna e Silvia non hanno mai avuto. Anche se la vita ci ha portato a non vederci per lunghi periodi la vostra presenza è sempre stata tangibile. L’ultima volta che ci siamo visti, vederti così, il tuo essserci e non esserci, il tuo chiedere dì venirti a salutare il giorno dopo..., sei sempre stata una donna anche troppo ilare e sarcastica e la mia unica zia.... come Luigi è stato una guida per me... mi mancherai mi mancherete riposa in pace... un giorno ci rivedremo e potremo raccontarci di nuovo la barzelletta del coniglio che perde il pelo.... un bacio
Tuo Lanfranco

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